Circolare 2/2018                                                                                                                                                                 Torino, 21 agosto 2018

PROGRAMMA CULTURALE E SOCIALE

autunno 2018

 

  • Le Conversazioni APR

   Continua  il ciclo di Conversazioni che la nostra Associazione offre ai Soci APR, al di là degli schemi accademici ed istituzionali, come momento di studio e di riflessione su temi concernenti direttamente o indirettamente il Palazzo Reale di Torino.

  • Mercoledì 24 ottobre, Lorenza Santa in “Associazione Residenze Reali in Europa. Esperienze e prospettive per il Palazzo Reale di Torino”

Appuntamento alle ore 17,30 presso la Sede APR (cortile d’onore di Palazzo Reale, accanto al Caffè Reale, videocitofono, ascensore 1° P/B.) – Ingresso libero riservato ai Soci APR

 

  • Alla scoperta delle Chiese di Torino, autunno 2018

Guidati dal consocio Massimo Borghesi, continuiamo la conoscenza delle Chiese di Torino e precisamente:

  • Chiesa di San Tommaso Apostolo, venerdì 19 ottobre, ore 15,30
  • Chiesa della Confraternita di San Rocco, giovedì 15 novembre, ore 16
  • Confraternita S.S. Sudario: dopo la visita guidata breve concerto d’organo natalizio e piccolo rinfresco, giovedì 13 dicembre ore 16,30

Iscrizioni  a partire da sabato 15 settembre

 

  • Tre Associazioni per una Reggia. Incontrarsi con gli Amici dei Musei Reali e con… Carlo Alberto, venerdì 14 settembre

 

Un primo evento congiunto organizzato dalle tre Associazioni che operano nei Musei Reali: Amici di Palazzo Reale,  Amici della Galleria Sabauda, Amici del Museo di Antichità, e che  prenderà inizio con l’introduzione della figura di Carlo Alberto  presso l’Orangerie del Museo di Antichità, da parte del Direttore dei Musei Reali Enrica Pagella, la presentazione del progetto da parte dei Presidenti delle tre Associazioni e la visita alla mostra “Carlo Alberto archeologo in Sardegna” allestita presso il Museo di Antichità, guidati dal Direttore del Museo di Antichità Gabriella Pantò. Al termine un  brindisi nei giardini di Palazzo Reale (o sotto il  porticato del Cortile d’onore di Palazzo Reale in caso di tempo incerto o pioggia).

Riservato ai SOCI delle tre Associazioni.

Ritrovo: alle ore 17 nel giardino basso davanti all’Orangerie del Museo di Antichità, corso Regina Margherita 105

Iscrizioni obbligatorie al Punto Incontro APR o a questo indirizzo di posta elettronica entro mercoledì 12 settembre

 

 

  • Palazzo Barolo dalle soffitte alle cantine, martedì 2 ottobre

Guidati dal consocio Edoardo Accattino, andremo ad ammirare e conoscere tutti i magnifici appartamenti di    Palazzo Barolo con un focus sull’appartamento della Marchesa recentemente riallestito.

Ritrovo: ore 15,30 in via Corte d’Appello 20/c

Iscrizioni a partire da sabato 15 settembre

 

  • Alla scoperta della Val Curone, Volpedo, Eremo di Butrio, domenica 7 ottobre

Guidati da Luca Mana, andremo a visitare nella Val Curone – una piccola vallata appenninica posta in provincia di Alessandria sul confine tra Piemonte e  Lombardia, ove scorre il torrente omonimo – lo Studio Pellizza e la Pieve a Volpedo e il sorprendente Eremo di Sant’Alberto di Butrio

L’eremo di SantAlberto di Butrio, sorge fra primi rilievi dell’Appennino ligure, nella valle Staffora dell’Oltrepò Pavese, in provincia di Pavia, in frazione Abbadia Sant’Alberto del comune di Ponte Nizza, a 687 metri s.l.m., isolato in una chiostra di monti, tra verdi pascoli, castagni, querce e abeti. La costruzione dell’eremo venne iniziata dallo stesso sant’Alberto, forse del casato dei Malaspina, che nel 1030 andò ad abitare in solitudine nella vicina valletta del Borrione, ove tuttora vi è una piccola cappelletta a lui dedicata. Avendo guarito miracolosamente un figlioletto muto del marchese di Casasco (Malaspina), questi in segno di riconoscenza gli edificò una chiesa romanica dedicata alla Madonna in cui sant’Alberto ed i suoi seguaci eremiti potessero celebrare l’Ufficio divino. Costituitisi in comunità, gli eremiti edificarono il monastero di cui rimane attualmente un’ala: il cosiddetto chiostrino ed il pozzo. A capo della comunità venne eletto sant’Alberto, che rimase abate fino al 1073, anno della sua morte. Nel frattempo l’eremo, alle dirette dipendenze del Papa, era assurto a grande potenza sia spirituale che temporale. Molte erano le celle e le dipendenze dell’eremo, situate nelle attuali province di Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova. Dopo la morte di sant’Alberto, l’eremo crebbe ancora in potenza e numero di monaci tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona. Ospitò illustri personaggi ecclesiastici e laici tra cui il fuggiasco re d’Inghilterra Edoardo II Plantageneto che ancor prima si era nascosto nel Castello di Melazzo vicino ad Acqui Terme: un documento del 1877 attesta, senza ombra di dubbio, che il re morì e fu sepolto inizialmente in questo Eremo. Si ritiene inoltre che vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri. Verso la metà del XV secolo, con l’avvento degli abati commendatari, l’eremo incominciò il periodo di decadenza. Nel 1516 papa Leone X unì l’abbazia a quella di San Bartolomeo in Strata di Pavia. Nel 1543 gli ultimi monaci (olivetani) lasciarono l’eremo per trasferirsi altrove. Seguirono tre secoli di quasi abbandono totale, durante i quali il monastero e parte della torre furono distrutti. Con l’avvento delle leggi napoleoniche, nel 1810, l’eremo fu soppresso e requisito dal governo. Nel 1900, anno in cui avvenne la riesumazione dei resti mortali di sant’Alberto, deposti poi entro una statua di cera che si può vedere nella chiesa di Sant’Alberto, la cura dell’eremo fu affidata a don Orione. Nel 1921 don Orione ripopolò l’eremo collocandovi gli Eremiti della Divina Provvidenza da lui stesso fondati nel 1899, e con loro anche un sacerdote in qualità di parroco. Tra di essi, il più conosciuto è frate Ave Maria (al secolo Cesare Pisano), che visse nell’eremo dal 1923 al 1964 conducendo una vita riconosciuta straordinaria per santità, preghiera e penitenza.

Volpedo, in Piemonte, è il borgo natìo del pittore Giuseppe Pellizza, autore del Quarto Stato. La prima memoria scritta del paese è del 21 agosto 966, dove si nomina la pieve. Per tutto il X secolo il paese è attestato con diversi nomi: Vicus Piculus, Vicus Peculus, Vipegulus, Vulpeculus, quindi comunque un Vicus, cioè un villaggio romano. Sempre dello stesso periodo sarebbe, oltre che la pieve il castrum, il villaggio fortificato di cui ancora oggi è visibile parte della cinta muraria (ricostruita nel XVI secolo). Nel XII secolo diventa Vicus pecudis, villaggio delle pecore, e le sue sorti si legano alla città di Tortona, a cui presta soccorso durante l’assedio di Federico Barbarossa nel 1155. Nel 1347 Tortona passa sotto i Visconti di Milano che nel 1412 concedono Volpedo come feudo al capitano di ventura Perino Cameri. Quest’ultimo nel 1425 lo dona alla Fabbrica del Duomo di Milano che consente al borgo notevole autonomia amministrativa. Nel 1513 la storica rivalità con il villaggio di Monleale, sulla sponda sinistra del Curone, di fazione Ghibellina, e Volpedo, Guelfo, portò alla distruzione di quest’ultima, comprese le mura del castrum che vennero ricostruite a partire dal 1589 quando Milano era sotto la dominazione spagnola. Nel 1738 Volpedo, insieme a tutto il tortonese, passa sotto il regno di Sardegna e viene data dai Savoia al marchese Filippo Guidobono Cavalchini di Momperone per poi passare nel 1849 ai Malaspina. Principale monumento del paese è la Pieve romanica di San Pietro, che conserva al suo interno interessanti affreschi di scuola tortonese.Il pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) fece la scelta di vivere e lavorare nel paese in cui era nato e, in segno di attaccamento alla sua terra, di aggiungere alla sua firma “da Volpedo”. All’estremità del borgo, verso il cimitero, si trovano la casa natale e lo studio di Giuseppe Pellizza da Volpedo. In esso sono conservati strumenti di lavoro, oggetti personali, libri e anche alcune opere dell’artista.

Ritrovo: ore 8,00  nel piazzale di Torino Esposizioni. Rientro previsto per le ore  19,30 circa

 Iscrizioni a partire da sabato 15 settembre

 

  • Visita straordinaria alla Nuvola di Lavazza, al Museo e alla Basilica Paleocristiana, giovedì 11 e venerdì 26 ottobre

La Nuvola, il nuovo centro multifunzionale di Lavazza, sorto nel quartiere Aurora di Torino, è un quadrilatero con molte anime che, come le nuvole, sa assumere forme diverse. Infatti, Nuvola Lavazza è uffici all’avanguardia, studiati per il benessere dei dipendenti e con il massimo rispetto dell’ambiente. È ristorante d’autore, simbolo di una nuova filosofia di condivisione allegra e informale dei cibi, di una nuova visione della cucina italiana contemporanea. Ed è anche un museo che accompagna i visitatori alla scoperta dell’universo del caffè, dei suoi rituali e della storia di successo di Lavazza nel mondo della comunicazione. Non solo: Nuvola è una piazza aperta alla città, è la possibilità di ammirare i resti di un’antica basilica paleocristiana all’interno dell’area archeologica, è un grande spazio eventi per ospitare dibattiti, congressi, appuntamenti culturali, musicali e artistici. È un bistrot pensato per i dipendenti, ma aperto alla cittadinanza ed è, infine, la sede dello IAAD, l’Istituto d’Arte Applicata e Design con i suoi oltre 700 giovani creativi. Frutto di un investimento complessivo di oltre 120 milioni di euro, la Nuvola Lavazza incarna i valori e gli oltre 120 anni di storia dell’azienda. Il progetto, firmato dall’architetto Cino Zucchi, dà un volto nuovo – riqualificato e smart – al quartiere Aurora ed è pensato per ispirare le persone, mettere in circolo energie e attivare il dialogo, offrendo esperienze di condivisione culturale, sociale, di gusto e di business. Nuvola Lavazza mette in mostra “radici future”: è, infatti, un ecosistema di luoghi che prende forza dal passato, energia dal dialogo e guarda oltre, ispirato dalla continua necessità di innovazione. 

Ritrovo: ore 16  nella hall del Museo Lavazza, a seguire la Nuvola, infine la Basilica Paleocristiana

Iscrizioni a partire da sabato 15 settembre.

 

  • Reggia di Venaria, Mostra Ercole e il suo mito”, giovedì 25 ottobre

La mostra si propone di illustrare la figura di Ercole con una raccolta di straordinari dipinti e oggetti d’arte prodotti nell’antichità classica e tra Cinquecento e Settecento. Alcuni sono presentati in Italia per la prima volta, provenienti da grandi collezioni italiane e estere, opere che testimoniano l’enorme fortuna a livello iconografico e narrativo degli episodi della vita di Ercole e insieme il forte fascino della sua immagine nei secoli. La mostra coincide con i lavori di restauro della Fontana d’Ercole”, fulcro del progetto secentesco dei Giardini della Reggia, dominata dalla Statua dell’Hercole Colosso, la cui riproposizione al pubblico rappresenta una delle fasi conclusive del grande restauro della Venaria. A conclusione, viene presentato il rifiorire negli ultimi decenni dell’interesse sul mito di Ercole attraverso i grandi film prodotti a Cinecittà negli anni Sessanta e poi ancora recentemente a Hollywood.

Iscrizioni  a partire da sabato 15 settembre

  • Alla scoperta dellIstituto Alfieri-Carrù, giovedì 8 novembre

Guidati dalla consocia Patrizia Figura, andremo a scoprire l’Istituto Alfieri Carrù Onlus, che si trova ancora nella sua sede storica, il palazzo all’angolo fra via Giolitti e via Accademia Albertina,che  apre le porte alle visite, per far conoscere sia la propria storia che le attività che vi si svolgono

L’Istituto Alfieri-Carrù è una delle tante Istituzioni attive nel sociale che hanno le loro origini nell’ambito della nobiltà torinese, soprattutto a partire dall’’800, quando nobildonne ricche di umanità decisero di utilizzare i loro beni a favore dei ceti sociali disagiati per favorirne l’istruzione. Il nome dell’Istituzione deriva da due famiglie fra le più importanti per posizione sociale ed economica di Torino, gli Alfieri di Sostegno e i Costa della Trinità e Carrù, le cui esponenti femminili, fra l’altro imparentate strettamente tra loro, investirono la loro dote personale per curare l’educazione di “ragazze cattoliche di non agiata famiglia”. Nel progetto, avviato nel 1837, favorito dall’autonomia di gestione concessa alle fondatrici dal re Carlo Alberto, furono poi coinvolti mariti e discendenti che sostennero e gestirono l’attività delle loro ave, dando vita ad una catena di solidarietà che dura tutt’oggi, tanto che nel Consiglio di Amministrazione è ancora presente, di diritto, una discendente di quelle antiche famiglie. L’Istituto Alfieri-Carrù Onlus è aperto a ragazze dai 18 ai 26 anni, senza distinzione di nazionalità e religione, e ospita nella sua sede Associazioni di Volontariato attive nel campo delle nuove povertà.

Ritrovo: ore 16 in via Accademia Albertina, 14

Iscrizioni a partire da sabato 15 settembre

 

  • Crema e il Castello sforzesco di Soncino, domenica 11 novembre

Guidati da Luca Mana, andremo a visitare a Crema, piccola cittadina posta sulle sponde del fiume Serio,  il Duomo e il centro storico e a Soncino il castello sforzesco.

Il Duomo di Crema è fra i monumenti più antichi e di interesse storico della città. Sede del seggio vescovile e intitolato alla Vergine Assunta, fu eretta a cavallo tra il XIII e il XIV secolo per opera di maestranze comacine sui resti di una precedente chiesa di gusto romanico andata distrutta nel 1160 dai soldati cremonesi alleati dell’imperatore Federico Barbarossa. A livello architettonico veniva considerata di stile romanico lombardo, mentre recentemente si è preferito inquadrarla nel gotico lombardo sia per la datazione della sua edificazione sia per gli elementi tipici di questo stile mescolati a quelli romanici. Durante il XVIII secolo fu soggetta ad incisive modifiche sia internamente che esternamente per adeguarla allo stile barocco in voga. A causa del terremoto del 1802 il prospetto fu danneggiato e i pinnacoli andarono distrutti e ci fu quindi un primo restauro parziale tra il 1913 e il 1916.

La Rocca Sforzesca di Soncino,  in Lombardia, è una tipica rocca lombarda dell’area del cremonese, eretta tra il 1473 e il 1475 ed avente un ruolo fondamentale nella difesa dell’area sino al 1536.

Il castello di Soncino è posto in posizione strategica nei pressi dell’abitato, anche se i quattro secoli nei quali è stato usato perlopiù come abitazione l’hanno di molto armonizzato a partire dal suo ingresso che dall’Ottocento si trova inserito in una piazza. Il portale del castello, un tempo reso accessibile da un ponte levatoio in legno, è stato sostituito dalla fine dell’Ottocento con un rivellino, dà accesso ad una prima corte utilizzata per il movimento delle truppe e pertanto dotata di scale che consentono di avere accesso agli spalti delle mura esterne. Tra le torri più rilevanti del complesso (quattro in tutto), vi è indubbiamente la Torre del castellano, così chiamata perché un tempo era la residenza ufficiale del governatore della fortezza e come tale essa poteva essere isolata a sua volta dal resto del complesso in caso di attacco. Essa era collegata al suo interno direttamente con i sotterranei e da qui, attraverso un passaggio segreto, si poteva giungere al fossato e quindi fuggire verso le campagne circostanti. È questa una delle aree decorate in maniera rinascimentale con affreschi e camini a cappa piramidale. La Torre sud-orientale accoglie la cappella del palazzo che venne realizzata  sotto i marchesi Stampa. Qui si possono ammirare ancora oggi tracce di affreschi di cui il più antico di essi (risalente alla fine del XV secolo), raffigura la Madonna con il Bambino. Sempre qui si trova anche un frammento di affresco rappresentante il leone di San Marco dipinto a ricordo della breve dominazione veneziana della rocca. Opera di rilievo è anche un affresco anonimo rappresentante lo stemma del ducato di Milano affiancato da torce e secchi d’acqua, a simboleggiare il motto personale di Francesco Sforza, “Accendo e spengo” unitamente ad altre imprese araldiche. Il soffitto è decorato con un motivo a pergolato come nel castello sforzesco di Milano.

Ritrovo: ore 8,00  nel piazzale di Torino Esposizioni. Rientro previsto per le ore  19,30 circa

Iscrizioni a partire da sabato 6 ottobre

  •     Porta Nuova, dalla Sala Gonin alla torre di controllo, venerdì 16 e 23 novembre

Guidati dal consocio Bruno Sartore, andremo a visitare  un tesoro ottocentesco nascosto a Porta Nuova,  una sala affrescata dell’Ottocento, un piccolo gioiello della Torino barocca nascosta tra le mura della stazione, una stanza progettata nel 1864 come sala d’attesa di prima classe per ospitare la famiglia reale che aspettava di prendere il treno. Inoltre – guidati da un funzionario FS -, visiteremo gli uffici direzionali che si affacciano su piazza Carlo Felice e la torre di controllo, cuore tecnologico della stazione, dove si gestiscono arrivi e partenze dei treni

La sala Gonin ha un’ampiezza di 75 metri quadri ed è stata progettata dell’ingegnere Alessandro Mazzucchetti, mentre le decorazioni e gli affreschi sono di alcuni dei pittori e artisti preferiti di casa Savoia tra cui Francesco Gonin che ha affrescato le pareti di questa incantevole sala d’aspetto.La tecnica con cui la sala è stata affrescata è quella del trompe l’oeil, che fa intravedere porzioni di cielo tra le balaustre, le colonne e i capitelli che arrischino questo gioiellino nascosto a Porta Nuova.All’interno di questa sala potrete, inoltre, ammirare un ciclo di pitture che raffigurano gli elementi della Natura (Acqua, Terra e fuoco) raffigurati sottoforma di personaggi della mitologia. Agli angoli della sala sono invece visibili i quattro continenti rappresentati da carte geografiche tenute da angeli che volteggiano in aria.Oltre ai bellissimi dipinti che abbelliscono le pareti, l’interno della Sala Gonin ospita degli splendidi mobili, delle boiseries settecentesche e un magnifico lampadario in vetro di Murano.

Ritrovo: ore 15,20  nell’atrio della stazione. 

Iscrizioni a partire da sabato 6 ottobre

  • Per gli itinerari speciali di studio APRLa Roma dei Principi”, 16 – 17 – 18 novembre

Quanti APR hanno partecipato negli anni passati alle molteplici visite a Roma dal Quirinale (dal 1996 ad oggi 7), alla Roma dei Papi 1 e 2, dal Palazzo Farnese al Campidoglio …!! !

Per l’autunno APR 2018 abbiamo studiato un ulteriore itinerario a Roma  inedito ed affascinante, alla scoperta dei palazzi dei Principi del tardo rinascimento, quando per intere generazioni le nobili famiglie si sono combattute sul suolo romano a colpi di spada e di arte per il potere ed il prestigio. Il retaggio maggiore che ne deriva sono i Palazzi dislocati per il centro di Roma, ognuno intriso di un fascino unico che da solo racconta la storia e  la grandezza di cui è stato testimone e simbolo. Il nostro tour toccherà:

  • Palazzo Colonna. La famiglia, una delle più importanti della città, fa derivare il proprio nome dalla vicina Colonna di Traiano per sottolineare l’antico retaggio che li contraddistingue, in verità l’origine del nome è il vicino paese di Colonna. Il palazzo, il quale occupa un intero isolato, risale al XIV secolo.  Nel corso degli anni ha subito rimaneggiamenti, aggiunte, devastazioni e restauri tanto che risulta difficile definire uno stile di appartenenza: varia dal rinascimentale al Barocco.  Se l’esterno è imponente, non è questo ciò che colpisce lo spettatore; bisogna entrare per farsi ammaliare dalla ricchezza e dalla potenza passate della famiglia Colonna. All’interno delle splendide stanze e saloni artisticamente decorati si trova la galleria Colonna, una gioiello dell’architettura barocca che si estende per 76 metri ed ospita la preziosissima collezione di famiglia che comprende capolavori dei maggiori artisti italiani tra i quali spicca il Tintoretto.
  • Palazzo Odescalchi. L’edificio originario apparteneva alla famiglia Colonna, che nel 1622 lo vendette ai Ludovisi, per poi riacquistarlo pochi anni dopo. Nel 1661 il palazzo, ceduto in usufrutto al cardinale Flavio Chigi, fu oggetto di una significativa trasformazione ad opera di Gian Lorenzo Bernini (1665 circa). Nel 1745 l’immobile passò al principe Baldassare Odescalchi e quindi fu ampliato da Nicola Salvi e Luigi Vanvitelli. Tuttavia, nel 1887 il palazzo fu danneggiato da un incendio: la facciata su piazza Santi Apostoli fu restaurata, mentre il prospetto su via del Corso fu ricostruito da Raffaelo Ojetti. Particolarmente significativa è la parte originaria del palazzo, la cui facciata fu ideata dal Bernini. Infatti, tale facciata seicentesca può essere considerata un vero e proprio modello per i prospetti dei palazzi barocchi italiani ed europei. Bernini, infatti, la ripropose anche in un suo progetto per la facciata del Louvre, poi non realizzata. Tale progetto fu poi alla base di importanti realizzazioni come il Palazzo Reale di Stoccolma disegnato da Nicodemus Tessin il Giovane, che studiò proprio presso lo studio del Bernini. Avremo inoltre il grande privilegio di ammirare dal vivo la prima versione della Conversione di Saulo del Caravaggio, commissionata per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. 
   
  • Villa Ludovisi Il Casino dell’Aurora, nei pressi di Porta Pinciana, è l’edificio superstite della Villa appartenente al Cardinale Ludovico Ludovisi. Fu costruita nel 1621, sul terreno in cui un tempo erano stati realizzati gli Horti Sallustiani, famosi giardini del senatore Sallustio. Qui si trova l’unico dipinto su muro ( a olio) del Caravaggio. L’opera è annoverata tra quelle assolutamente certe di Michelangelo Merisi, anche perché citato nelle «Vite» dal Bellori, il biografo seicentesco dell’artista: «il Caravaggio sentendosi biasimare di non intendere né piani, né prospettiva, tanto si ajutò collocando i corpi in veduta da sotto in su, che volle contrastare gli scorti più difficili». Gli scorti, o scorci come si dice oggi, sono audacissimi, soprattutto quello che riguarda la figura di Plutone, che Caravaggio ritrasse nudo da sotto in su, molto probabilmente, come sostengono alcuni studiosi, ritraendo se stesso con l’aiuto di uno specchio. Tra le gambe di Plutone si affaccia un cane a tre teste, che dovrebbe rappresentare il terribile Cerbero, ma che in realtà sembra un pacifico bastardino bianco e nero. Il modello potrebbe essere stato il cane che secondo Baglione (pittore contemporaneo di Caravaggio e suo acerrimo rivale) il Maestro lombardo portava sempre con sè, un barbone nero di nome Cornacchia che faceva bellissimi giochi.
    Accanto a Plutone è raffigurato Nettuno abbracciato a un cavallo dalle zampe palmate e, dalla parte opposta del soffitto, Giove a cavalcioni dell’aquila. Al centro è dipinto il cosmo, con il sole e la luna in congiunzione e i segni zodiacali. Sempre il Bellori spiega che Giove, Nettuno e Plutone sono qui rappresentati come allegorie degli «elementi col globo del mondo nel mezzo di loro». Il dipinto risale al 1597 e fu commissionato al Caravaggio, arrivato da poco a Roma, dal cardinale Francesco del Monte, ambasciatore dei Medici e appassionato di alchimia, che a quel tempo nel Casino gestiva una «distillaria», come la chiama il Bellori. Nel camerino ci sono infatti, ancora scavate nelle pareti, le nicchie che dovevano accogliere gli strumenti del cardinale. Si sa che Del Monte, in contatto con Galileo, possedeva una discreta batteria di alambicchi, mortai e fornelli. Il Casino di Del Monte fu acquistato nel 1621 dal cardinale Ludovico Ludovisi, che lo ampliò e abbellì con decorazioni pittoriche affidate ai maestri dell’epoca, tra i quali il Guercino, che affrescò il salone dell’Aurora, da cui il nome di Casino dell’Aurora, con cui ancora oggi viene identificato.
  • Palazzo della Cancelleria Il Palazzo della Cancelleria, esempio di architettura rinascimentale a Roma, fu iniziato intorno al 1485 per volere del cardinale Raffaele Riario, nominato da papa Sisto IV, suo zio, titolare della basilica di S. Lorenzo in Damaso. I lavori, a cui secondo il Vasari prese parte il Bramante, comportarono la distruzione della precedente chiesa (che venne ricostruita ed inglobata nel nuovo edificio) e si conclusero, tra il 1511 ed il 1513, sotto il pontificato di Giulio II Della Rovere, il cui stemma araldico è visibile ai lati della facciata insieme a quello di Sisto IV, anch’egli appartenente alla famiglia Della Rovere; poco dopo il suo completamento l’edificio venne confiscato ai Riario per divenire sede della Cancelleria Apostolica. Nel corso del ‘500 venne eseguita la decorazione interna; altri interventi si ebbero nel XVII e soprattutto nel XVIII secolo, quando nel palazzo venne ricavato, su progetto di Filippo Juvarra, un piccolo teatro oggi non più esistente. L’edificio, che in base ai Patti Lateranensi gode dell’extraterritorialità, ospita attualmente il Tribunale della Sacra Romana Rota, la Pontificia Accademia Romana di Archeologia e la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa.Il prospetto principale, integralmente rivestito di travertino, si caratterizza per l’accentuato sviluppo orizzontale e per la posizione decentrata dell’ingresso. La testata curvilinea verso Campo de’ Fiori e Via del Pellegrino è impreziosita da un balcone finemente scolpito attribuito ad Andrea Bregno. All’interno si segnala il magnifico cortile a tre ordini oggi unanimemente attribuito, almeno per l’ideazione, al Bramante. Nella Sala Riaria è un quadrante d’orologio dipinto dal Baciccia, mentre il Salone dei Cento Giorni presenta, entro architetture dipinte, affreschi di Giorgio Vasari ed aiuti (1546). L’Appartamento Cardinalizio ospita la Cappella del Pallio (stucchi e dipinti del Salviati) e il Salone di Studio con volta affrescata da Perin del Vaga.Indagini archeologiche risalenti agli anni ’40 del secolo scorso portarono alla scoperta di importanti rilievi oggi ai musei Vaticani, di un mitreo e del sepolcro del console Aulo Irzio. Nel 1798 fu Tribunale della Repubblica, della Corte imperiale (1810) e del Parlamento romano (1848).: Fu all’interno di questo palazzo che il 9 febbraio del 1849 la Costituente proclamò la Repubblica Romana, che durerà solo cinque mesi (fino al 4 luglio), ma conquistò diritti come il suffragio universale maschile, l’abolizione della pena di morte e la libertà di culto

Programma presso la Travelquick (tel. 011 4546268) a partire da giovedì 27 settembre

Iscrizioni presso la Travelquick a partire da lunedì 1 ottobre

  • Musei Reali, mostra Anton Van Dick. Pittore di Corte, martedì 4 dicembre

I Musei Reali organizzano una nuova grande mostra dedicata a Antoon Van Dyck (1599-1641), il miglior allievo di Pieter Paul Rubens, che rivoluzionò l’arte del ritratto del Seicento.

Personaggio di fama internazionale e amabile conversatore dallo stile ricercato, Antoon Van Dyck fu pittore ufficiale di alcune delle più grandi corti d’Europa ritraendo nelle sue opere principi, regine, gentiluomini e nobildonne delle più prestigiose famiglie della nobiltà dell’epoca., una grande esposizione incentrata sulla sua vastissima produzione di ritratti e non solo. In totale, presso la Galleria Sabauda saranno esposte, oltre 100 opere provenienti da importanti musei che verranno messe a confronto con quelle conservate proprio presso la Galleria Sabauda che ne possiede un importante e corposo nucleo. Gli intensi ed esclusivi rapporti che il maestro ebbe con alcune delle corti europee più prestigiose, da quella degli aristocratici genovesi e dei duchi di Torino a quella di Carlo Emanuele I d’Inghilterra, riproducono i giochi di potere allora esistenti tra Genova e le Fiandre, tr ala Spagna, l’Italia, l’Inghilterra e i Paesi Bassi. Di sala in sala, la storia, la politica e il costume di un’epoca si intrecciano nelle trame preziose degli abiti e nelle espressioni dei protagonisti-

Ritrovo: ore 15  presso la biglietteria di Palazzo Reale Max 25 soci

Iscrizioni a partire da sabato 6 ottobre

  • Per i viaggi APR, Tra suggestioni del passato e architettura contemporanea  Alla scoperta di Valencia. Dal gotico al rinascimento, dal barocco al modernismo sino alla spettacolarità di Santiago Calatrava”, 6-9 dicembre

Riprendiamo un’antica tradizione APR proponendo un itinerario APR nel periodo dell’Immacolata.

Andremo a scoprire Valencia, città spagnola che  bilancia in maniera perfetta la parte di architettura storica e quella contemporanea.

 E’ una città dove si concentra il meglio dell’architettura spagnola: dal gotico al rinascimento, dal barocco al modernismo, fino agli esperimenti più spettacolari dell’architettura spagnola odierna. Poche città al mondo hanno insieme capolavori assoluti sia dei secoli passati che dei nostri giorni e Valencia è una di queste. Dalle suggestioni della Torres de Los Serranos al Palacio del Marques de Dos Aguas Mercato Colon, 1914 modernista e del Mercato Central alla Estacion del Norte (1906 modernista).Due sono le mete che da sole valgono il viaggio: lo stupefacente palazzo del Mercato della Seta, la Lonja de la Seda o semplicemente La Lonja che è forse la più alta testimonianza del gotico spagnolo, entrata a far parte dell’ Unesco, come Patrimonio dell’Umanità, così come il complesso della Città delle Arti e della Scienza, le sette avveniristiche strutture costruite all’interno del Jardì del Turia, il più vasto parco urbano di Spagna, 110 ettari, realizzato nel 1986 nell’antico alveo del fiume Turia. su progetto dell’architetto ingegnere Santiago Calatrava, nativo di Valencia e famosissimo in tutto il mondo per i suoi interventi (ponti, stazioni ferroviarie, grattacieli ecc.), che noi APR abbiamo già conosciuto nei nostri itinerari “Alla scoperta dell’architettura contemporanea”. Non ultimo nel 2007 Valencia ha ospitato la trentaduesima edizione della Coppa America di vela, di cui sono rimaste visibili tracce architettoniche nella zona denominata Port America’s Cup, che mette in comunicazione il mare con il centro della città: l’Oceanografic, opera di Felix Candela, 2001 e Veles e Vents di David Chipperfield

Programma presso la Travelquick (tel. 011 4546268) a partire da giovedì 13 settembre

Iscrizioni presso la Travelquick a partire da lunedì 17 Settembre

 

          

Un cordiale saluto,                                                          Maria Elena Stantero Gindro

                                                           Vice Presidente dell’Associazione “Amici di Palazzo Reale”

                                                                                   vicepresidenza@amicipalazzoreale.it

                      

Questo programma potrebbe subire variazioni per cause non dipendenti dalla nostra volontà.

Alcune iniziative potranno essere lanciate in seguito esclusivamente tramite posta elettronica.

Nuovo sito internet:  www.amicipalazzoreale.it

Posta elettronica: segreteria@amicipalazzoreale.it /sede@amicipalazzoreale.it

I viaggi e gli itinerari di studio APR sono  organizzati con la collaborazione tecnica della

TravelQUICK, via Vela 33, Torino   tel. 011 45.46.268

L’Associazione cura i contenuti culturali relativi agli itinerari di studio e ai viaggi