Grazie a Compagnia di San Paolo,  Musei Reali, Associazione “Amici di Palazzo Reale”

Per i  Segreti del martedì

“EBANISTI DI CASA SAVOIA. IL PREGADIO DI CARLO ALBERTO E LA CAPPELLA REGIA”

da martedì 10 aprile a martedì 19 giugno 2018 (NO 1 MAGGIO)

a cura dei volontari APR

Visita guidata gratuita previo pagamento del biglietto di ingresso  a Palazzo  Reale (€ 4), salvo riduzioni o esenzioni consultabili sul sito: www.museireali.beniculturali.it

In concomitanza con la Mostra alla Reggia di Venaria “GENIO E MAESTRIA. MOBILI ED EBANISTI ALLA CORTE SABAUDA TRA SETTECENTO E OTTOCENTO”, a Palazzo Reale riprendono le visite straordinarie del martedì pomeriggio, a cura dei volontari APR, sulla falsariga di quelle del 2013-2014, che tanto successo avevano riscosso.
Quest’anno i visitatori saranno accompagnati  alla scoperta di due ambienti straordinari:

il Pregadio di Carlo Alberto e la Cappella Regia (con ingresso dalla Galleria delle Battaglie)

INFO
Il martedì ore 15/16/17 dal 10 aprile al 19 giugno (no 1 maggio).
Max 12 visitatori (tutti provvisti di badge APR)
Prenotazioni obbligatorie al n° APR 344 1929643

Costo: € 4 (gratuito con Tessera Abbonamento Musei)

Ulteriori info il sabato al PUNTO INCONTRO APR

IL PREGADIO DI CARLO ALBERTO

Fra il 1732 e il 1734 venivano pagate all’ebanista Prinotto, in tre riprese, 3.600 lire per il Pregadio della Regina, ora Pregadio di Carlo Alberto in Palazzo Reale, nel quale egli aveva compiuto “travagli di marcheteria e d’avorio con figure di madreperla”. Il Pregadio è un piccolo oratorio preceduto da un vestibolo o minuscolo corridoio. Prinotto rivestì una buona parte dell’oratorietto con una splendida boiserie di pannelli intarsiati e di scansie, al centro della quale allogò l’inginocchiatoio. Le scene in madreperla rappresentano “li fatti del Beato Amedeo e Beata Margherita di Savoia, et il martirio di S. Cristina”. Il repertorio dei motivi decorativi è quello tipico dell’ebanista, la qualità tecnica cede soltanto di fronte al Piffetti, ma la coerenza espressiva, nel registro diverso che la contraddistingue, non è inferiore.
E’ da tenere presente che un intervento del Piffetti ci fu anche qui. Piffettiana è la piccola scrivania a più cassetti nel vano del sottofinestra, piffettiano ma più tardo, eseguito nel ’59, il crocifisso poggiante su un globo magistralmente lavorato a stelline, a sua volta sorretto da un piedistallo a due ripiani mosso da energiche ed elegantissime volute, intarsi e figure scolpite e dorate. Il “titolo d’avorio” al quale accenna il pagamento del pezzo è l’iscrizione che si legge sulla base: “In te Domine speravi”. Nei Conti di Tesoreria della Real Casa, all’anno 1732, si legge anche che Piffetti disfece e rifece “il coperchio del gradino dell’inginocchiatoio” di questo Pregadio. Si trattò probabilmente di una riparazione pagatagli 50 lire.

Nel gabinetto di Carlo Alberto, sopra e intorno alla panca “comoda” costruita nell’Ottocento per le regali necessità fisiologiche, c’è una boiserie di Piffetti (che fascia anche parte della cupoletta del locale) con elementi identici a quelli che si ritrovano nel medagliere, sempre opera sua, a Stupinigi: la stessa candelabra, gli stessi cornicioni intarsiati a palmette, gli stessi montanti alti 148 cm. Ma la parte centrale della boiserie ha tutta l’aria di essere il riassemblaggio di una scansia smontata ai tempi di Carlo Alberto. Lo sportello infatti è spostato e avvitato a destra, su un fondo di legno che ricopre una porta chiusa da mattoni, e i montanti sono stati chiaramente prolungati verso il basso di circa 80 cm all’epoca in cui fu costruita la panca del servizio igienico.
Non solo: nel vestibolo due piccole scansie fissate a muro l’una di fronte all’altra hanno anch’esse i montanti con la stessa decorazione dei fianchi del medagliere di Stupinigi; anche l’altezza è la leggono due leggiadri motti: “Tout est liè par un doux mouvement” e “Amour surtout”.
E’ plausibile a questo punto pensare che tutti i pezzi di cui si è parlato siano nati in un unico ciclo di arredamento.
I documenti sono piuttosto ermetici: un pagamento del 1736 parla di “scrivania e coffano-forte” costruiti da Piffetti per l’Appartamento di S.M. la Regina (ora di Carlo Alberto), al prezzo di 4.300 lire. L’ebanista aveva fatto pochi anni prima la “tavola con scansia e coffano-forte” per il Re, che era stata collocata in una nicchia del Pregadio di Sua Maestà, come abbiamo visto. E’ credibile che un mobile di tipo analogo abbia realizzato anche per la Regina: il “coffano-forte” del pagamento del ’36 sarebbe allora il mobile di Stupinigi, che in realtà ospita nell’interno una struttura ad otto cassettini adatti a riporre gioie. La “scrivania” dello stesso documento sarebbe quella ora vagante nell’Appartamento dei Quadri Moderni, alla quale bisogna supporre, nonostante il silenzio del documento, che fosse sovrapposta un’alzata a muro, inserita nella boiserie di cui si è parlato: la stessa alzata che mani profane ottocentesche (o meglio l’ebanista di corte di Carlo Alberto) smontarono costringendola a far comunella con un è che un’ipotesi: i documenti laconici non permettono maggiore certezza.

Il Rovere ricorda un episodio dell’attività da “falsario” di Gabriele Capello, detto il Moncalvo, resa quasi perfetta dall’abilità tecnica, dalla sensibilità artistica e dalla profonda conoscenza dei materiali: il completamento della decorazione piffettiana del Pregadio di Carlo Alberto. In realtà i rimaneggiamenti di Capello in questo locale, in seguito all’installazione del servizio igienico per il Re, rimescolarono e trasformarono gli arredi in maniera pressoché indecifrabile.

LA CAPPELLA REGIA DI PALAZZO REALE

L’altare maggiore presenta un grande Crocefisso in legno (N.B.: unico superstite di due, elegante, slanciato, di proporzioni umane) opera di Carlo Plura, 1665-1705, e il tabernacolo di Pietro Piffetti disegnato da Juvarra (cfr. A. Griseri, in ”Cantiere dopo la guerra del sale” ha pubblicato alcuni disegni juvarriani riguardanti due tabernacoli, dei quali uno è nella cappella regia e l’altro si trova a Benevagenna).
Gli intarsi del tabernacolo e soprattutto quelli dello sportello (cm. 22) impiallacciato e intarsiato di palissandro, ebano, legno violetto, noce, bosso, con inserti in avorio tinto e madreperla, graffiato, raffigurante “L’Orazione di Gesù nell’orto degli ulivi” dal Vangelo di Luca, opera di P. Piffetti, risalgono al 1760 (cfr. Ferraris, P. Piffetti, 1992). Sui fianchi compaiono specchiature campite con motivi a stella che formano un intreccio geometrico. Festoni floreali allietano i sostegni delle colonne in alabastro e il pannello che fa da sfondo alla croce in avorio. Il tutto è coronato da un baldacchino a volute con un cupolino arricchito da “lambrequins” e putti in legno intagliato e dorato.

La Portella, con il soggetto del Cristo nell’orto, del tabernacolo di Piffetti, pagato al regio ebanista nel 1760 lire 1600, “seppur liberamente interpretata” si rifarebbe a un incisione seicentesca di Claude Duflos derivante da un perduto dipinto di Charles Le Brun (l’incisione si conserva al Louvre). Il tema torna quasi identico nella portella di uno dei tabernacoli oggi a Bene Vagienna, la cui provenienza da Carrù è certa solo dalla fine dell’Ottocento e assolutamente no per il Settecento. Nota è la passione di Piffetti per le incisioni del XVII da cui trasse numerosi soggetti per le sue creazioni